Thorame-Haute, France
Le Grotte de la Graou si aprono sui versanti occidentali del Monferrato astigiano, a circa 420 metri sul livello del mare, in una zona di calcari marnosi del Miocene superiore (circa 7 milioni di anni fa). Il sito deve il suo nome al termine piemontese 'graou', che indica un avvallamento carsico, e
fu riportato all'attenzione del grande pubblico nel 1892 dal geologo astigiano Giovanni Battista Ferrari, che ne pubblicò una descrizione nella 'Rivista Italiana di Speleologia'. Le grotte presentano tre aperture principali, collegate da cunicoli naturali formati dall'erosione delle acque piovane sui calcari, e offrono dall'alto della sommità una vista che spazia dalla Valle del Tanaro alle prime colline delle Langhe, fino al gruppo del Monviso in giornate limpide. Nel 1934 il geologo piemontese Arturo Scaglia vi rinvenne resti di fauna pleistocenica, tra cui denti di Ursus spelaeus e frammenti di ceramica neolitica, testimoniando un uso umano del sito già 5.000 anni fa. La struttura fu parzialmente consolidata tra il 1958 e il 1962 dall'ingegnere forestale Luigi Broglia, che inserì passerelle in ferro battuto e scale in pietra locale, mantenendo l'aspetto selvatico del luogo. Oggi il percorso panoramico, lungo circa 800 metri, è segnalato dal CAI di Asti e attrarre appassionati di geologia e birdwatching, grazie alla presenza di falchi pellegrini che nidificano sulle pareti rocciose.
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