Pompei, Italy
La Venus Anadyomenes (dal greco antico Ἀναδυομένη, [a.na.dy.o'me.nεː], «che sorge dal mare») è una delle immagini più celebri dell'arte occidentale, originariamente concepita come dipinto su tavola da Apelle di Cos, il più grande pittore dell'antichità, attivo alla corte di Alessandro Magno nel IV s
ecolo a.C. L'opera, oggi perduta, è nota grazie alla descrizione di Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia (XXXV, 36-37), che racconta come Apelle impiegò come modella Campaspe, ex amante di Alessandro, e come il pittore stesso si innamorò perdutamente di lei, tanto da regalarla al suo sovrano per placare i propri desideri. Secondo lo studioso bizantino Ateneo di Naucrati (Deipnosophistae, XIII, 562), l'idea della dea che emerge dalle acque fu ispirata alla famosa etaira Frine, la quale durante le feste di Eleusi e di Poseidonia si tuffava nuda nel mare di Eleutere, fornendo ad Apelle lo spunto per ritrarre Venere mentre si strizza i capelli per far scorrere l'acqua. La conchiglia di pettine, elemento ricorrente nelle rappresentazioni successive, simboleggia non solo il viaggio della dea dalla schiuma marina ma, secondo gli studi di iconografia classica, rappresenta anche un evidente simbolo vulvare. Il soggetto conobbe una rinascita straordinaria durante il Rinascimento italiano, con capolavori come la Venere anadyomene di Botticelli (1485 circa, Uffizi), e fu ulteriormente rivitalizzato nei periodi barocco e rococò, per poi trovare nuova gloria nella pittura accademica del ta
Ascolta l'audioguida di Venus Anadyomenes Gratis su WIP — parte da sola quando arrivi sul posto, anche a schermo spento