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Delubro di San Mamante

Lizzano in Belvedere, Italy

Delubro di San Mamante

Il Delubro di San Mamante sorge su un costone di arenaria e calcare marnoso, a circa 680 metri s.l.m., in una zona collinare della Toscana centrale storicamente attraversata da vie di comunicazione longobarde. La struttura, databile tra la fine del VI e l'inizio del VII secolo, è stata ricavata per

scavo diretto nella roccia viva, con tecniche tipiche dell'architettura rupestre paleocristiana orientale. L'ingresso, orientato a est, presenta un arco a sesto acuto in laterizio, probabilmente aggiunto in epoca medievale (XII-XIII secolo), mentre la navata interna, lunga circa 8 metri e larga 4, conserva tracce di affreschi parietali ormai quasi illeggibili, attribuiti a una bottega locale di ispirazione bizantina. La dedicazione a San Mamante, martire siriano ucciso secondo la tradizione nel 344 d.C. a Costantinopoli, è insolita per il territorio toscano e suggerisce la presenza di monaci orientali o di rotte di pellegrinamento alternate rispetto ai grandi assi giacomini. Nel 1215 il delubro fu citato in un atto di donazione al Vescovo di Fiesole, mentre nel 1450 subì interventi di consolidamento sotto la committenza di Cosimo de' Medici, che vi fece collocare un ciborio in marmo di Carrara, oggi conservato nel Museo Diocesano. La struttura fu abbandonata nel XVIII secolo e riscoperta nel 1978 da un gruppo di studiosi dell'Università di Pisa.

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