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Cave Romane

Lungoni/Santa Teresa Gallura, Italy

La Sardegna, seconda isola del Mediterraneo per estensione, custodisce un patrimonio archeologico tra i più ricchi e stratificati d'Italia. La presenza romana sull'isola, a partire dalla conquista del II secolo a.C., lasciò tracce significative nel paesaggio, soprattutto nelle zone interne e costier

e dove la roccia offriva materiale da costruzione e riparo. Il termine «Cave Romane» si inserisce in una tradizione più ampia di sfruttamento delle formazioni rocciose naturali, pratica diffusa in Sardegna fin dall'età prenuragica e poi continuata fenici, punici e romani. I Romani adattarono grotte e cavità preesistenti, ampliandole o scolpendole ex novo per funZIONI diverse: depositi, abitazioni, cisterne, forse anche spazi cultuali. La pietra sarda — tufo, calcare, granito — ha sempre guidato l'insediamento umano sull'isola: basti pensare ai caratteristici nuraghe e alle domus de janas, tombe ipogee scolpite nella roccia che risalgono al III-II millennio a.C. Chi si trova davanti a un sito di questo tipo incontra pareti scavate con precisione, nicchie e passaggi che raccontano di una tecnologia rudimentale ma efficace, calibrata sulle possibilità del terreno e sulle esigenze della vita quotidiana. L'atmosfera è quella di un luogo dove il tempo geologico e quello umano si intrecciano, in un'isola che ha contato meno di due milioni di abitanti per secoli, sopravvissuta attraverso adattamenti intelligenti all'ambiente. Oggi la Sardegna valorizza questi siti come parte integrante del

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