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protocenobio di San Sebastiano

Alatri, Italy

protocenobio di San Sebastiano

Sulle pendici del monte Pizzuto, a est di Alatri, sorge il protocenobio di San Sebastiano, noto anche come badia di San Sebastiano. Le sue origini risalgono alla fine del V o all'inizio del VI secolo, quando Liberio – prefetto delle Gallie, già prefetto del pretorio d'Italia, patrizio romano e diaco

no sotto Teodorico – ne curò la fondazione ex novo. Agendo come patronus, Liberio donò le proprie terre e fece edificare l'insediamento su un terrazzamento al fianco del monte, in una posizione volutamente scomoda da raggiungere. La scelta stilistica fu spartana: furono impiegati ovunque conci di pietra, materiale costoso nell'Italia del VI secolo, e non si prevedettero aule di ricevimento. La badia sorse non lontano dalla sorgente di Silvidè (da Silva Dea, cioè Diana, alla quale era consacrato il bosco circostante) e fu affidata all'abate Servando. Intorno al 528 il monastero ospitò Benedetto da Norcia, in viaggio verso Montecassino insieme ai discepoli Placido e Mauro. In quella occasione Benedetto trasse probabilmente spunto dalla regola monacale ivi osservata – la Regula Magistri – per elaborare la regola benedettina. Tale regola si ispirava sia alle norme di sant'Agostino, riprese da san Cesario d'Arles (il vescovo, verso i primi decenni del VI secolo, aveva «miracolosamente» salvato Liberio nella battaglia contro i Visigoti), sia alle esperienze palestinesi dell'abate, dove era stato influenzato dalla regola di san Pacomio. Di lì a poco la badia aderì al monachesimo benedetti

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