Séddini/Sedini, Italy
La Sardegna custodisce oltre tremila nuraghi, strutture megalitiche in pietra a secco che definiscono il paesaggio dell'isola da millenni. Questo tipo di monumento è il risultato di una civiltà autonoma, la cultura nuragica (XV–II secolo a.C.), che costruì torri massicce con blocchi di granito e bas
alto sovrapposti a secco, senza malta. Il termine "nuraghe" deriva dal sardo e indica sia la singola torre sia l'intero complesso architettonico, che talvolta includeva village circolari e santuari. Oggi questi edifici sono disseminati su tutto il territorio sardo, dalle colline del Logudoro alla pianura del Campidano, e costituiscono il patrimonio più riconoscibile dell'isola. Il territorio intorno a Sassari è particolarmente ricco di esempi: si tratta di una zona dove la pietra è sempre stata materiale da costruzione e da vita quotidiana, usata per muri, pavimentazioni e oggetti sacri. Arrivare davanti a un nuraghe significa trovarsi di fronte a un manufatto che non appartiene a nessuna tradizione architettonica mediterranea conosciuta: non è greco, né fenicio, né romano. È espressione di un popolo isolano che conosceva bene la pietra e sapeva lavorarla con tecniche complesse. Chi si trova di fronte a questo monumento vede una torre massiccia, spesso parzialmente crollata, che emerge dal paesaggio arido come un segno geometrico sulla linea dell'orizzonte. Non si tratta di un edificio concepito per l'abitazione comune, ma di una struttura difensiva e simbolica, probabilmente legat
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