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La Sardegna custodisce oltre settemila nuraghi, le tipiche torri in pietra secca che definiscono il suo paesaggio e la sua identità. Nuraghe Irihuri si inserisce in questo Patrimonio UNESCO, eredità di una civiltà fiorente tra il II e il I millennio a.C., prima dell'arrivo dei Fenici e dei Romani. I
l termine 'nuraghe' deriva probabilmente dal sardo 'nurrighi', e indica strutture complesse a pianta irregolare o circolare, realizzate con blocchi di granito o basalto sovrapposti a secco, senza malta. La tecnica costruttiva è ancora oggi fonte di studio e ammirazione: come hanno fatto popoli pre-romani a erigere torri alte anche venti metri con una precisione che sfida i secoli? Visitare un sito nuragico significa immergersi in un territorio dove la storia non è confinata nei musei, ma continua a emergere dalla roccia e dalla vegetazione mediterranea. I pascoli, gli olivi secolari e i muri a secco che delineano i campi sono parte dello stesso patrimonio materiale e immateriale di cui i nuraghi sono il simbolo più iconico. Chi arriva a Nuraghe Irihuri può immaginare la vita di una comunità antica che governava il territorio, regolava le acque, praticava il commercio del bronzo e dedicava i propri riti a forze naturali ancora oggi palpabili nell'aria salmastra e nel vento che attraversa l'isola.
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