Crabonaxa/Villasimius, Italy
La Sardegna custodisce oltre settemila nuraghi, sparsi come sentinelle di pietra su colline, pianure e coste. Nuraghe Cuccureddus I rientra in questo patrimonio immenso, ancora poco esplorato e non sempre documentato, ma indice di una presenza umana antica e radicata nel territorio. Il nuraghe è il
simbolo stesso della civiltà nuragica, fiorita tra il XVII e il II secolo a.C., una delle più originali d'Europa per architettura megalitica e organizzazione sociale. La struttura tipica si erge a torre circolare, costruita con blocchi di pietra a secco, senza malta: un trono calcareo o granitico sovrapposto a pietra viva, con murature dallo spessore consistente. Alcuni nuraghi, come Su Nuraxi di Barumini, raggiungevano tre o quattro livelli; molti altri, però, conservano solo la base, spianati dal tempo e dalle trasformazioni del paesaggio. Visitare un sito come Nuraghe Cuccureddus I significa immergersi in un contesto dove la pietra parla da sola. Non ci sono affreschi, epigrafi o reperti esposti che narrano vicende specifiche di questo edificio: ciò che resta è la forma, il gesto costruttivo, la posizione rispetto al territorio circostante. La Sardegna nuragica è un mosaico di torri isolate, villaggi, pozzi sacri e tombe dei giganti. Il visitatore incontra spesso ruderi isolati, in mezzo a terreni agricoli o macchia mediterranea, lontani dai percorsi turistici battuti. È un'esperienza silenziosa, che richiede pazienza e uno sguardo attento: leggere un nuraghe è come decifrare un
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