Noto, Italy
La Sicilia orientale custodisce uno dei patrimoni archeologici più densi del Mediterraneo. Qui, tra i pendii della provincia di Catania e le propaggini dell'Etna, si trovano oltre duecento necropoli rupestri che raccontano il passato remoto dell'isola, dalla Preistoria all'epoca classica. La cultura
di Castelluccio, sviluppatasi durante il Bronzo Medio (XVIII-XV secolo a.C.), prende il nome dall'omonimo sito e lascia in eredità migliaia di tombe scavate direttamente nella roccia calcarea: ipgei a pianta variabile, a forma di scudetto, a camera centrale, ciascuna con corredi diversi — vasetti a disco, statuine femminili, armi in pietra — che offrono indizi sulla struttura sociale e sulle credenze religiose di una comunità ormai scomparsa. Una necropoli è il frutto di secoli di frequentazione: non si tratta di un singolo edificio, ma di un paesaggio sotterraneo plasmato dalle generazioni che hanno seppellito i propri morti nello stesso luogo, giorno dopo giorno. Visitare queste aree significa camminare lungo una stratificazione continua di pratiche funebri, dove ogni apertura nella roccia è una pagina di un archivio dimenticato. Il territorio circostante, dominato da colline e valli irriguate da fiumi come l'Alcantara, conferma come la scelta dei siti cimiteriali non fosse casuale: vicinanza alle acque, visibilità dal paesaggio, accessibilità — tutti fattori che hanno guidato le comunità preistoriche nella selezione delle zone di sepoltura.
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