Charlottesville, United States of America
Nicky qui, in sella alla vostra audioguida, per un must-see che racconta una storia vera e profonda. Siamo sulla campus dell'Università della Virginia, a Charlottesville, proprio vicino all'angolo, tra Brooks Hall e la Rotunda. Questo è il Memorial to Enslaved Laborers, un ricordo vivente e contempo
raneo. Immaginate una parete di granito locale Virginia Mist, a forma di anello spezzato che simboleggia le catene infrante, con un diametro di circa 24 metri, quasi a richiamare le dimensioni della Rotunda di Jefferson. L'anello esterno dovrebbe contenere i nomi dei 4.000 africani statunitensi schiavizzati che hanno lavorato qui, ma oggi possiamo solo leggere i 578 nomi completi. Altri 311 sono ricordati solo come Jerry, butler, Agnes, nonna, ostetrica, domestic, Billy. La maggior parte della parete è vuota, con solo tacche a rappresentare gli oltre 3.000 per i quali manca anche questa base di informazioni. Sull'esterno, ci sono anche degli occhi incisi, un'opera delicata di Eto Otitigbe, tratta da un ritratto di Isabella Gibbons, una donna schiavizzata di proprietà di professori che poi divenne educatrice. Le sue parole sono incise sul memoriale: un passo crudo che ricorda il frustino, il ceppo, il mercato degli schiavi, la crudeltà che ha ucciso centinaia della sua razza. Il memoriale è orientato lungo due sentieri: uno punta verso la Stella Polare, che per gli schiavizzati era la via per la libertà; l'altro si allinea con il tramonto del 3 marzo, giorno in cui le truppe dell'Un
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