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Il Grande Loëze nasce dalle sorgenti fredde e cristalline situate a quota 1.800 m sopra il livello del mare, nei pressi del colle di Loye, dove le falde acquifere del massiccio del Mont Blanc si incontrano con le fratture litolitiche del granito del Haut‑Jura. Il suo percorso di circa 12 km segue un
a valle stretta e profonda, scolpita dall’azione erosiva dei ghiacciai durante l’Ultimo Glaciale (circa 20 000 anni fa). Le pareti rocciose, costituite prevalentemente da granite rosse e granodioriti, mostrano evidenti segni di glaciotectonismo, mentre i meandri più bassi sono rivestiti da depositi alluvionali di sabbia e ciottoli levigati, tipici dei fiumi alpini ad alto regime stagionale. Storicamente, il Grande Loëze è stato al centro di diverse attività umane. Già nel I secolo a.C., gli Arverni, popolo celtico della zona, sfruttavano le sue acque per l’irrigazione dei pascoli e per l’allevamento di bovini di razza “Tarentaise”. Dopo la conquista romana, la valle fu inserita nella via del transalpino “Via Francigena Alpina”, un itinerario commerciale che collegava le province della Gallia Narbonense con la Raetia. Resti di un piccolo ponte in pietra, datato al III secolo d.C., testimoniano la presenza di un punto di sosta per i viaggiatori e i mercanti, che utilizzavano il fiume per rinfrescarsi e per il lavaggio dei carichi di merci. Nel Medioevo, il Grande Loëze divenne un elemento chiave dell’economia locale grazie ai mulini ad acqua. Documenti conservati negli archivi della
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