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Giovan Maria Memmo

Padova, Italy

Giannantonio Selva (1766–1829) progettò il Palazzo Memmo tra il 1760 e il 1782, trasformando un preesistente edificio in una delle prime e più pure manifestazioni del Neoclassicismo veneziano. La facciata, orientata sul Canal Grande, si distingue per la rigorosa simmetria e l'uso di ordini architett

onici classici: al piano nobile, lesene corinzie in pietra d'Istria sostengono un architrave decorato con triglifi e metope, mentre le finestre sono incorniciate da timpani alternativamente triangolari e curvilinei, un motivo che Selva riprenderà nel Teatro La Fenice (1792). Il committente, Andrea Memmo (Venezia, 1729–1793), fu uno dei più colti patrizi della Repubblica: letterato, diplomatico e membro dell'Accademia dei Georgofili di Firenze. Sotto la sua guida, il palazzo divenne un salotto culturale dove si riunivano artisti, musicisti e intellettuali europei. La scelta dello stile neoclassico non fu casuale: Memmo voleva che la sua dimora riflettesse i valori illuminati di ordine, ragione e bellezza classica, in netto contrasto con l'opulenza barocca che ancora caratterizzava molte residenze veneziane dell'epoca. L'edificio fu completato negli anni Ottanta del Settecento, pochi anni prima della caduta della Serenissima (1797), e rappresenta uno dei più importanti esempi di architettura neoclassica a Venezia, insieme al Teatro La Fenice e alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Ca' Foscari, entrambi opera dello stesso Selva.

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