Didim, Türkiye
Ciao ragazzi, io sono Nicky e oggi vi porto in un posto con una vibe divina letteralmente, perché qui adoravano Apollo. Parliamo di Didima, un sito nell'odierna Turchia vicino a Söke, la cui etimologia greca significa proprio gemelli, anche se le origini del nome potrebbero essere carie come altri t
oponimi della zona. Questo santuario era il grande concorrente di Delfi per prestigio oracolare, citato già negli Inni omerici. La sua storia è stratificata: un nucleo sacro molto antico, già dal II millennio a.C., poi potenziato dal re lidio Creso e amministrato fino al V secolo a.C. dalla famiglia dei Branchidi, discendenti del fanciullo amato da Apollo. Il momento drammatico arriva nel 494 a.C., quando il re persiano Dario I distrusse la città e portò via come bottino la monumentale statua bronzea di Apollo, capolavoro dell'artista Cànaco di Sicione, portando la statua fino ad Ecbatana. La rinascita è uno dei capitoli più top della storia del sito: dopo la conquista di Alessandro il Grande nel 334 a.C., il tempio fu riconsacrato e passò sotto il controllo di Mileto. Ma il vero upgrade lo vedete ancora lì. Intorno al 300 a.C., il generale di Alessandro Seleuco I restituì i tesori trafugati e i Milesi diedero il via a una ristrutturazione monumentale. Costruirono un tempio diptero, cioè circondato su due lati da doppia fila di colonne, in ordine ionico. L'ingresso era segnato da un pronao con tre file di colonne, un layout che lo rese il tempio più grande di tutto il mondo greco.
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