WIP · World in Pocket

Carlos J. Finlay

Mérida, Mexico

Carlos J. Finlay

Mi trovate di fronte a uno dei simboli più potenti della romanità: il Colosseo, o meglio, l’Anfiteatro Flavio, voluto dall’imperatore Vespasiano e inaugurato da Tito nell’80 d.C. La sua costruzione, iniziata attorno al 72 d.C., sfruttò proprio il lago artificiale della Domus Aurea di Nerone, prosciu

gato per gettare le fondamenta. Osservate la facciata: quattro ordini sovrapposti, con i primi tre caratterizzati da archi incorniciati da semicolonne doriche, ioniche e corinzie, mentre il quarto, il più alto, è un attico con lesene corinzie e mensole per i travi del velarium. La struttura, in travertino, tufo e laterizio, poteva ospitare oltre 50.000 spettatori, seduti secondo un rigoroso ordine sociale. Sotto l’arena, oggi visibile, si celano i sotterranei, l’ipogeo, un labirinto di corridoi e montacarichi che consentivano di sollevare belve e scenografie. Non è solo un monumento: è il teatro del potere, del panem et circenses, dove si celebrava la grandezza di Roma. Un’opera di ingegneria che ancora ci parla, immutata nella sua maestosa imponenza.

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