Phra Nakhon Si Ayutthaya, XX
Ayutthaya Historical Park, pronti? Questo è il posto dove la storia si fa vibe pura. Siamo nel complesso archeologico più iconico della Thailandia, patrimonio UNESCO dal 1991, e credetemi, il giro vale ogni secondo. Siamo sull’isola creata dalla confluenza dei fiumi Chao Phraya, Lopburi e Pa Sak, co
n un canale scavato a nord a completare il fossato difensivo. Già nel 1351, quando fu fondata come capitale del regno omonimo, era un crocevia di popoli: thai, khmer, mon, cinesi, malesi e indiani. Un melting pot ante-litteram. Ora, occhi aperti. Il parco copre 169 ettari di pura meraviglia. Il must-see assoluto è Wat Mahathat e Wat Phra Si Sanphet: i grandi monasteri reali che testimoniano la prosperità della capitale. Guardate i dettagli, i murales, le finiture artigianali: sono il mix perfetto di influenze siamesi di Sukhothai, khmer di Angkor e, dal XVII e XVIII secolo, giapponesi, cinesi, indiane, persiane ed europee. Una fusione che ha definito l’arte thailandese successiva. Non è solo archeologia, è stile. Durante il regno di Narai, dal 1656 al 1688, Ayutthaya era il crocevia del commercio globale, con ambasciate in Europa e una corte piena di poeti. Poi, nel 1767, il 7 aprile per la precisione, i Birmani la rasero al suolo. Ma la bellezza è rimasta tra le rovine. Prendete il vostro selfie con i prang sullo sfondo, respirate l’atmosfera e lasciate che queste pietre vi raccontino tutto. Questo è il top.
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