Manoppello, Italy
Benvenuti all’abbazia di Santa Maria Arabona. Quella che avete davanti è una delle testimonianze più affascinanti e complesse del gotico cistercense in Abruzzo, un luogo dichiarato monumento nazionale già nel 1902. Il suo nome completo, Sancta Mariae de Ara Bona, ci riporta indietro nel tempo, molto
prima dell’arrivo dei monaci. Siamo su una collina che domina la vallata del Pescara, e qui sorgeva un tempio pagano romano dedicato al culto della Bona Dea. Dal latino ara, altare, e Bona, appunto, deriva il nome Arabona, anche se un’etimologia popolare preferisce leggere "ara bona" come aria buona, per la salubrità del luogo. Un’ipotesi suggestiva, ma che i fatti smentiscono: i Cistercensi, nel 1209, cercavano luoghi isolati e selvaggi da risanare con il lavoro e la preghiera, non certo posti già salubri. La costruzione iniziò nel 1197, e i monaci riutilizzarono parte dei materiali del vecchio tempio romano, che ancora oggi si possono scorgere nelle strutture. Questa fu la seconda abbazia cistercense in Abruzzo, dopo quella di Santa Maria di Casanova a Civitella Casanova, fondata una decina d’anni prima dai Conti di Loreto Aprutino. Il sistema architettonico riprende il modello dell’abbazia di Cluny, seguendo la regola di San Bernardo di Chiaravalle. I monaci provenivano dall’abbazia di Sant’Anastasio di Roma, ossia dalle Tre Fontane, che a loro volta dipendevano dalla linea di Clairvaux. Da questa comunità romana nacquero sette abbazie figlie, e Arabona fu tra queste, operativa
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